giovedì 25 dicembre 2008
giovedì 18 dicembre 2008
un caso enigmatico

Un enigmatico vandalo si aggira nel mio palazzo. Noi tutti lo chiamiamo “il maniaco della spazzatura”…
Io, da folletto appassionato di misteri, ho provato ad indagare, ma coglierlo sul fatto sembra impossibile. E’ come un gatto, silenzioso ed agilissimo!
Sceglie a turno le sue vittime.
Lascia sacchetti di spazzatura appesi ai pomelli delle porte. La vittima di turno ogni giorno, aprendo la porta o tornando dalla spesa trova il ricordo lasciato dal “maniaco”. Nella busta ci sono avanzi di cibo. Mangia sempre le stesse cose: banane, tonno, mozzarella, pane, merendine e cioccolata. Qualche volta anche gelato e torte gelato… e pastorelle. E’ pure goloso.
Io ho un sospetto… in un mio vecchio post(“Il misterioso caso dei vicini di casa”) vi ho parlato della lugubre famiglia Merli. Secondo me è il Merlo figlio. Una volta l’ho visto con una bustina della spesa, giù al palazzo, che si aggirava in maniera sospetta. Poi, quando sono rientrata, ho visto la bustina appesa alla porta della mia vicina. Infatti in quel periodo la vittima era la mia vicina.
Il profilo del furfante è questo: ama mangiare ed è goloso; forse mangia di nascosto; è abitudinario e agisce la mattina; anche se abita ad un piano alto probabilmente sale e scende spesso a piedi in modo da avere la possibilità, scendendo o salendo, di lasciare i suoi sacchetti… che spesso sono unti e bisunti.
Poi, dopo aver scelto la vittima, lascia delle tacche alle porte, dei graffi, dei segni… mah!
Ora, invece, vi faccio il resoconto sulla mia ricerca del lavoro. Curriculum inviati nell’ultimo periodo: molti.
Risposte: 0.
Io, da folletto appassionato di misteri, ho provato ad indagare, ma coglierlo sul fatto sembra impossibile. E’ come un gatto, silenzioso ed agilissimo!
Sceglie a turno le sue vittime.
Lascia sacchetti di spazzatura appesi ai pomelli delle porte. La vittima di turno ogni giorno, aprendo la porta o tornando dalla spesa trova il ricordo lasciato dal “maniaco”. Nella busta ci sono avanzi di cibo. Mangia sempre le stesse cose: banane, tonno, mozzarella, pane, merendine e cioccolata. Qualche volta anche gelato e torte gelato… e pastorelle. E’ pure goloso.
Io ho un sospetto… in un mio vecchio post(“Il misterioso caso dei vicini di casa”) vi ho parlato della lugubre famiglia Merli. Secondo me è il Merlo figlio. Una volta l’ho visto con una bustina della spesa, giù al palazzo, che si aggirava in maniera sospetta. Poi, quando sono rientrata, ho visto la bustina appesa alla porta della mia vicina. Infatti in quel periodo la vittima era la mia vicina.
Il profilo del furfante è questo: ama mangiare ed è goloso; forse mangia di nascosto; è abitudinario e agisce la mattina; anche se abita ad un piano alto probabilmente sale e scende spesso a piedi in modo da avere la possibilità, scendendo o salendo, di lasciare i suoi sacchetti… che spesso sono unti e bisunti.
Poi, dopo aver scelto la vittima, lascia delle tacche alle porte, dei graffi, dei segni… mah!
Ora, invece, vi faccio il resoconto sulla mia ricerca del lavoro. Curriculum inviati nell’ultimo periodo: molti.
Risposte: 0.
Un’ultima cosa…
ultimamente la mia amica Rosy, mi ha invitata ad un gioco carino. Devo esprimere dei desideri sul futuro, invitare altre otto persone al gioco e trovare degli aggettivi per descrivere la persona che mi ha invitato, usando le lettere che compongono il suo nome. Farò delle piccole modifiche…
Il mio unico desiderio è di poter sempre sorridere e veder sorridere.
Non invito otto persone al gioco, ma invito voi tutti a visitare queste persone…
Sandro
Angelo
Rivoluzionaria
Ospitale
Sorprendente
Ingegnosa
Ospitale
Sorprendente
Ingegnosa
...anzi, come mi ha suggerito Lalla, utilizzo il nome completo di Rosy...
Materna
Altruista
Rivoluzionaria
Intraprendente
Anticonformista
Rispettosa
Ospitale
Sincera
Attenta
Riflessiva
Ingegnosa
Altruista
Rivoluzionaria
Intraprendente
Anticonformista
Rispettosa
Ospitale
Sincera
Attenta
Riflessiva
Ingegnosa
Affettuosa
giovedì 4 dicembre 2008
Un’amica preziosa

Un’amica mi ha regalato una campanella di vetro trasparente. Io ogni tanto la suonerò per rendere le mie giornate più magiche.
Ieri ho imparato che una vera amica si può riconoscere al volo pur non avendola mai vista, dal modo in cui cammina, da un sorriso e persino da un’acqua tonica con fettina di limone!
Ho un’amica un po’ fata, un po’ maga e un poco folletta. Eh, si, anche lei ha uno spirito folletto! Dovete vedere come saltella. Pensate che ha una bacchetta fatata a forma di macchina fotografica e come per magia fa comparire in borsa vassoi di dolcetti di cioccolata.
Sono fortunata perché ho un’amica preziosa… e non solo per i dolcetti che fa comparire!
Ieri ho imparato che una vera amica si può riconoscere al volo pur non avendola mai vista, dal modo in cui cammina, da un sorriso e persino da un’acqua tonica con fettina di limone!
Ho un’amica un po’ fata, un po’ maga e un poco folletta. Eh, si, anche lei ha uno spirito folletto! Dovete vedere come saltella. Pensate che ha una bacchetta fatata a forma di macchina fotografica e come per magia fa comparire in borsa vassoi di dolcetti di cioccolata.
Sono fortunata perché ho un’amica preziosa… e non solo per i dolcetti che fa comparire!
Rosy, ti voglio tanto bene!
sabato 22 novembre 2008
Il libro di Giovanni…

Ieri sono stata alla presentazione del libro “Semantica della nutrizione” del mio amico Biologo Nutrizionista Giovanni Moscarella. Devo dire che come al solito sono arrivata con un puntuale ritardo… la conferenza era già iniziata, ed io ho dato anche un po’ di disturbo passando tra gli spettatori comodamente seduti, per arrivare a delle belle sedie libere!
La presentazione mi è piaciuta molto, devo fare i miei complimenti a Giovanni per questo lavoro pubblicato da Graus Editore, “un libro interdisciplinare in cui sono organicati studi di Antropologia, Sociologia, Psicologia Sociale e Biochimica”.
Perché nutrirsi è importante. E’ importante “come” ed è importante “quando”… non esclusivamente quanto!
“Semantica della nutrizione - Psico-Biochimica Morfo-funzionale”
di Giovanni Moscarella, introduzione di Paola Arenga
Graus Editore
La presentazione mi è piaciuta molto, devo fare i miei complimenti a Giovanni per questo lavoro pubblicato da Graus Editore, “un libro interdisciplinare in cui sono organicati studi di Antropologia, Sociologia, Psicologia Sociale e Biochimica”.
Perché nutrirsi è importante. E’ importante “come” ed è importante “quando”… non esclusivamente quanto!
“Semantica della nutrizione - Psico-Biochimica Morfo-funzionale”
di Giovanni Moscarella, introduzione di Paola Arenga
Graus Editore
martedì 18 novembre 2008
L’identità perduta
Tsè, che cosa curiosa che mi è accaduta ultimamente. Chissà se a voi è mai capitato. Ora vi racconto tutto.
Nei giorni scorsi ricordavo di avere una scadenza, ma non ricordavo cosa fosse a scadere. Poi la lampadina mi si è accesa: “Ma certo! La carta d’identità!”.
Embè, avere un’identità scritta su una carta è una gran sicurezza. Anche la carta di Cico, il mio fraterno fratello, era scaduta visto che l’avevamo fatta contemporaneamente, lo stesso giorno, nello stesso momento, nello stesso ufficio ovviamente.
Allora prendo le carte d’identità e le metto nella borsa, prendo la borsa e la metto a tracolla, prendo Cico per un orecchio e lo carico in ascensore e ci avviamo in comune.
Un po’ mi dispiaceva, la foto che avevo sulla carta era particolarmente carina, una cosa rara per le fototessera che generalmente sembrano foto segnaletiche. La prima sorpresa, arrivando al comune, è stata molto gradita, ma me ne aspettavano altre un po’ più strambe.
Arrivando scopro che ora le carte d’identità possono valere 10 anni e non più solo 5, e che quelle in scadenza non devono essere rifatte. Basta farsele timbrare dall’apposito omino per farle valere altri 5 anni.
Fantastico, conservo la mia foto ben riuscita per altri 5 anni!!!
Entro nell’ufficio, mentre mi beo con Cico dopo che per tutto il tempo mi ero lamentata di dovermi rimettere in posa per cercare di rifare la stessa espressione, lo stesso sguardo… insomma, un’impresa.
Io che sono molto fisionomista ed ho una memoria ottima noto subito che capito con lo stesso impiegato di 5 anni fa. Infatti nel porgergli la mia carta d’identità faccio quasi per dirglielo, ma poi mi trattengo. Guarda la mia carta, poi quella di Cico, poi di nuovo la mia carta, poi guarda me, poi guarda la sua collega e poi mi fa: “Questa chi è? Lei?”.
Ovviamente sono io, visto che l’altro è mio fratello. E mi ripete: “Sicuro che è lei?” – “Bè, mai stata più sicura! E’ la mia carta d’identità.” - rispondo io.
Non capivo se scherzasse. Ho capito che non scherzava quando ha chiamato i colleghi. Quasi ridendo mostra il documento. Vabbè, avrò esagerato dicendo che la foto è venuta bene, ma non è neanche tanto brutta da mostrarla a tutto il mondo. Vabbè, avrò avuto i capelli più corti, ma si vede che sono io… vabbè, ora non esageriamo a prendermi in giro…
Ad un certo punto capisco che il problema non è la foto, ma ma proprio la mia carta d’identità. Insomma avevo un documento non timbrato, non firmato da chi di dovere, senza nulla di nulla, una scartoffia o quasi. In effetti quando lo guardavo lo vedevo un poco vuoto, ma non capivo che cosa mancasse! E scusatemi tanto, mi ero affidata a chi me lo aveva fatto.
A tal proposito l’impiegato mi chiede: “Ma chi gliel’ha fatto? Di certo non io!”.
Sto quasi per dirgli che in realtà era stato proprio lui, quando continua sentenziando: “Ma che ignoranti!”.
A quel punto non me la sono sentita davvero di dirglielo. E la prova che fosse proprio lui è nel documento di Cico, fatto un secondo prima del mio, dove la sua firma compare chiara e ben leggibile sul timbro.
Ma allora io per 5 anni sono stata senza identità? Oppure con un’identità fasulla? No, fasulla no perché era davvero la mia. Ho avuto un’identità mezza valida, ma nessuno se n’è mai accorto.
Va bene non faccio l’esagerata… ma è una cosa curiosa un folletto strampalato dall’identità incerta.
Ma ora sono contenta, l’identità è salva e anche la fototessera, così non dovrò farne altre!
Nei giorni scorsi ricordavo di avere una scadenza, ma non ricordavo cosa fosse a scadere. Poi la lampadina mi si è accesa: “Ma certo! La carta d’identità!”.
Embè, avere un’identità scritta su una carta è una gran sicurezza. Anche la carta di Cico, il mio fraterno fratello, era scaduta visto che l’avevamo fatta contemporaneamente, lo stesso giorno, nello stesso momento, nello stesso ufficio ovviamente.
Allora prendo le carte d’identità e le metto nella borsa, prendo la borsa e la metto a tracolla, prendo Cico per un orecchio e lo carico in ascensore e ci avviamo in comune.
Un po’ mi dispiaceva, la foto che avevo sulla carta era particolarmente carina, una cosa rara per le fototessera che generalmente sembrano foto segnaletiche. La prima sorpresa, arrivando al comune, è stata molto gradita, ma me ne aspettavano altre un po’ più strambe.
Arrivando scopro che ora le carte d’identità possono valere 10 anni e non più solo 5, e che quelle in scadenza non devono essere rifatte. Basta farsele timbrare dall’apposito omino per farle valere altri 5 anni.
Fantastico, conservo la mia foto ben riuscita per altri 5 anni!!!
Entro nell’ufficio, mentre mi beo con Cico dopo che per tutto il tempo mi ero lamentata di dovermi rimettere in posa per cercare di rifare la stessa espressione, lo stesso sguardo… insomma, un’impresa.
Io che sono molto fisionomista ed ho una memoria ottima noto subito che capito con lo stesso impiegato di 5 anni fa. Infatti nel porgergli la mia carta d’identità faccio quasi per dirglielo, ma poi mi trattengo. Guarda la mia carta, poi quella di Cico, poi di nuovo la mia carta, poi guarda me, poi guarda la sua collega e poi mi fa: “Questa chi è? Lei?”.
Ovviamente sono io, visto che l’altro è mio fratello. E mi ripete: “Sicuro che è lei?” – “Bè, mai stata più sicura! E’ la mia carta d’identità.” - rispondo io.
Non capivo se scherzasse. Ho capito che non scherzava quando ha chiamato i colleghi. Quasi ridendo mostra il documento. Vabbè, avrò esagerato dicendo che la foto è venuta bene, ma non è neanche tanto brutta da mostrarla a tutto il mondo. Vabbè, avrò avuto i capelli più corti, ma si vede che sono io… vabbè, ora non esageriamo a prendermi in giro…
Ad un certo punto capisco che il problema non è la foto, ma ma proprio la mia carta d’identità. Insomma avevo un documento non timbrato, non firmato da chi di dovere, senza nulla di nulla, una scartoffia o quasi. In effetti quando lo guardavo lo vedevo un poco vuoto, ma non capivo che cosa mancasse! E scusatemi tanto, mi ero affidata a chi me lo aveva fatto.
A tal proposito l’impiegato mi chiede: “Ma chi gliel’ha fatto? Di certo non io!”.
Sto quasi per dirgli che in realtà era stato proprio lui, quando continua sentenziando: “Ma che ignoranti!”.
A quel punto non me la sono sentita davvero di dirglielo. E la prova che fosse proprio lui è nel documento di Cico, fatto un secondo prima del mio, dove la sua firma compare chiara e ben leggibile sul timbro.
Ma allora io per 5 anni sono stata senza identità? Oppure con un’identità fasulla? No, fasulla no perché era davvero la mia. Ho avuto un’identità mezza valida, ma nessuno se n’è mai accorto.
Va bene non faccio l’esagerata… ma è una cosa curiosa un folletto strampalato dall’identità incerta.
Ma ora sono contenta, l’identità è salva e anche la fototessera, così non dovrò farne altre!
mercoledì 29 ottobre 2008
Fantasia o realtà?
Umore nero… vabbè, non esagero, diciamo grigio, però grigio scuro. Essere un folletto è favoloso, ma credetemi è anche stancante e impegnativo. Solo perché sei un folletto la gente si aspetta magie d’ogni tipo, salti, voli, storie strane e allegre.
E invece anche un folletto può stare di umore nero, è da giorni che borbotto come una pentola di fagioli, parlo da sola, sbuffo, contesto ogni cosa. Ma per fortuna ogni tanto mi concedo delle pause dall’umore grigiastro.
Nel fine settimana appena trascorso è venuto a farmi visita Max, un mio carissimo amico. Appassionato di leggende e misteri, l’ho portato alla Cappella Sansevero, con la speranza di sciogliere l’enigma che si cela dietro la storia del Principe Raimondo di Sangro. Fantasia o realtà? Ovviamente l’enigma non è stato sciolto e in fondo a me non interessa molto dare una risposta. In fondo non mi cambia nulla sapere se ho visto una verità o una leggenda. A cosa ci serve sapere se gli extraterrestri esistono oppure no, se le religioni dicono il vero, se i folletti hanno tutti le orecchie a punta?! Io, per esempio, non ho le orecchie a punta ma sono un folletto!
E invece anche un folletto può stare di umore nero, è da giorni che borbotto come una pentola di fagioli, parlo da sola, sbuffo, contesto ogni cosa. Ma per fortuna ogni tanto mi concedo delle pause dall’umore grigiastro.
Nel fine settimana appena trascorso è venuto a farmi visita Max, un mio carissimo amico. Appassionato di leggende e misteri, l’ho portato alla Cappella Sansevero, con la speranza di sciogliere l’enigma che si cela dietro la storia del Principe Raimondo di Sangro. Fantasia o realtà? Ovviamente l’enigma non è stato sciolto e in fondo a me non interessa molto dare una risposta. In fondo non mi cambia nulla sapere se ho visto una verità o una leggenda. A cosa ci serve sapere se gli extraterrestri esistono oppure no, se le religioni dicono il vero, se i folletti hanno tutti le orecchie a punta?! Io, per esempio, non ho le orecchie a punta ma sono un folletto!
sabato 4 ottobre 2008
Un bosco decisamente incantato...
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