mercoledì 29 ottobre 2008

Fantasia o realtà?


Umore nero… vabbè, non esagero, diciamo grigio, però grigio scuro. Essere un folletto è favoloso, ma credetemi è anche stancante e impegnativo. Solo perché sei un folletto la gente si aspetta magie d’ogni tipo, salti, voli, storie strane e allegre.
E invece anche un folletto può stare di umore nero, è da giorni che borbotto come una pentola di fagioli, parlo da sola, sbuffo, contesto ogni cosa. Ma per fortuna ogni tanto mi concedo delle pause dall’umore grigiastro.
Nel fine settimana appena trascorso è venuto a farmi visita Max, un mio carissimo amico. Appassionato di leggende e misteri, l’ho portato alla Cappella Sansevero, con la speranza di sciogliere l’enigma che si cela dietro la storia del Principe Raimondo di Sangro. Fantasia o realtà? Ovviamente l’enigma non è stato sciolto e in fondo a me non interessa molto dare una risposta. In fondo non mi cambia nulla sapere se ho visto una verità o una leggenda. A cosa ci serve sapere se gli extraterrestri esistono oppure no, se le religioni dicono il vero, se i folletti hanno tutti le orecchie a punta?! Io, per esempio, non ho le orecchie a punta ma sono un folletto!

sabato 4 ottobre 2008

Un bosco decisamente incantato...

... abitato da una faina dispettosa, uno scoiattolo nero, una tartaruga casalinga, un riccio timoroso e pipistrelli urlatori!

giovedì 11 settembre 2008

L'assassino e il cane fantasma


11 Settembre, giovedì – dal Diario di un folletto disoccupato

Rieccomi, sono tornata. Ho bighellonato a lungo, ne ho combinate tante e parecchie ne ho da raccontarvi, ma devo dire che mi siete mancati molto!
Vediamo, da dove posso cominciare? Ci sono! Comincerò dall’inizio, è sempre la cosa migliore. Dunque, all’inizio non ci pensavo nemmeno un po’ ad andare in vacanza. Poi mi sono convinta osservando la fragile vecchina novantenne che abita nel palazzo di fronte. Già, perché mentre io ero ancora davanti al primo piatto da lavare, notavo che lei non solo aveva pulito tutta la cucina, ma aveva anche ritinteggiato il corridoio, sistemato il rubinetto del bagno che gocciolava ed effettuato qualche lavoretto di falegnameria qua e là! Così ho capito che avevo bisogno di riposo…


Ninì, Scaroletta e Salatina, tre follette mie amiche, mi hanno invitata nella loro casetta di montagna, tra boschi fantastici, a Piana Starnuto, un villaggio a 300 km e 78 curve a sud-est da casa mia.
A Piana Starnuto c’è un prete, un giardiniere tuttofare, un ladro che non esce mai di casa, un bar con gli ombrelloni blu, un piccolo supermercato con la porta verde, una casa gialla, una fontana ed un assassino.
L’assassino abita di fronte alla fontana, per andare alla fontana bisogna passare per forza davanti all’assassino. Lui è sempre sull’uscio di casa seduto su una sedia che sembra fatta di stuzzicadenti. Si narra che anni fa abbia ucciso il suo cane con la sola forza del pensiero.
Il cane era entrato di soppiatto nel pollaio, afferrando famelicamente una delle galline.
All’assassino bastò solo guardarlo.
Alcuni raccontano che il povero cane fece in tempo solo a sgranare gli occhi, prima di accasciarsi con ancora le piume in bocca.
Povero cane, in fondo aveva solo fame, non era un assassino di galline.
Invece l’assassino è un assassino vero, spietato e freddo.
Così, forse suggestionata dal racconto, tra questi boschi, specialmente di sera, mi è capitato di scorgere l’ombra di un cane… in una nuvola di piume di gallina...

martedì 29 luglio 2008

Un'idea non tanto bislacca


29 Luglio, martedì – dal Diario di un folletto disoccupato

Chi mi conosce lo sa che mi piace intrufolarmi ovunque. Altrimenti che folletto sarei? Così ogni tanto mi faccio venire qualche idea bislacca e mi invento qualcosa per lavorare. L’altro giorno ho avuto un’idea non tanto bislacca. Il mio amico che è titolare di un’impresa di pulizie cercava un’assistente per un giorno, per sostituire una ragazza che si sarebbe assentata. Non riusciva a trovare nessuno e allora mi sono offerta io. Gli amici servono a questo.
Nove palazzi e tre giardini da pulire. Lui era un po’ preoccupato per i pasticci che avrei potuto combinare… ma io sono stata attenta!
Mi sono alzata alle 04:00 del mattino, quando tutti ancora dormono. Che pace, che calma, tutto è lento, anche i minuti. Esci per strada e quella che hai attorno è sempre la tua città, ma ti sembra un altro mondo.
Finito di pulire il primo palazzo vedo sorgere il sole e quella luce blu che c’era poco prima si trasforma in una luce dorata, che colora il cielo di un giallo pallido, ed io sono contenta… e non solo per lo spettacolo ma anche e soprattutto per non aver combinato disastri, del tipo allagamenti, incendi, crolli. Non ho neppure confuso i tappetini fuori alle porte.
Ci sono una varietà infinita di tappetini e sicuramente da quelli si può capire la personalità dei padroni di casa.
Rettangolare, a tinta unita è sicuramente serio e composto, forse un po’ freddo; con una cornice in tinta opposta è piuttosto classico; la scritta “welcome” ti da di sicuro il benvenuto, ma ha un significato diverso se è rivolta verso l’interno o verso l’esterno! Il tappetino a semicerchio è un compromesso tra il classico e il moderno, osare ma non troppo. Chi osa del tutto con colori forti e fantasie geometriche, invece, è decisamente votato al modern style, con temperamento giovanile e aperto alle novità. I più sognatori e fantasiosi hanno zerbini a forma di cane, gatto, ranocchio con o senza corona. Vuol dire che in fondo ancora credono nelle favole, anche se non amano dirlo.
E poi ci sono zerbini a tema floreale… mah! Allegri e accoglienti ma spesso dal gusto incerto.
Che esperienza, ragazzi, per una volta non ho avuto un’idea bislacca. Ho imparato a leggere i tappetini.
In fondo anche le cose apparentemente più inutili ci parlano.

giovedì 17 luglio 2008

lunedì 7 luglio 2008

Il colore del mare


Una barchetta colorata mi riporta lontano… forse nel mare della fantasia.
Vi regalo una filastrocca, spero vi piaccia… ma questa volta non è mia.

Ombrelloni

Vorrei stare a Rapallo
sotto un ombrello giallo.
Vorrei stare a Riccione
sotto un ombrello arancione.
Vorrei stare a Nettuno
sotto un ombrello bruno
o sotto un ombrello rosso.
Invece sto dove posso,
sul balcone di casa mia
sotto l’ombrello della fantasia.
Gianni Rodari, “Il libro dei perché”

giovedì 26 giugno 2008

Il lago dei tirchi


C’era una volta la folletta Sandrette, che abitava in un appartamentino nella magica Cittanuova, sulle rive del lago dei tirchi. Il suo padrone di casa era l’Orco Rinaldo, chiamato da tutti Rinaldino per la sua devozione e obbedienza verso la cara mammina, una vecchina che si fingeva molto fragile e malata per ricevere la tanto sospirata pensione di invalidità, con la quale poteva sottopagare Svetlana, la badante russa tuttofare.
Rinaldino ebbe in dono dalla mammina vari appartamenti sparsi qua e là nella magica Cittanuova, e lui li gestiva con poca cura, parsimonia e avidità.
Ogni mese la folletta Sandrette era vittima di un incantesimo, l’incantesimo del lago dei tirchi. Il suo contratto 4+4 era registrato con una certa cifra mensile, ma al momento di versare i soldi all’Orco, la cifra come per incanto raddoppiava. L’Orco non si accontentava dei 350 $oldini segnati sul contratto, ma ne voleva il doppio.
“Ho le tasse troppo alte da pagare, non puoi pretendere che registri l’intera cifra” piagnucolava, “ho troppi castelli e poderi” singhiozzava, “ho mammina che deve pagare Svetlana, la quale pretende addirittura di mangiare e bere acqua fresca”…
Insomma, nessuno poteva sapere di quell’incantesimo, soprattutto il Fisco.
Ma passò di lì un giorno un Gran Controllore, il quale notò sulla porta dell’ufficio dell’Orco Rinaldino una targhetta sospetta.
“Ingegnere Orco Rinaldino” c’era scritto. Uhm, strano, molto strano. Il sig. Orco non è mai stato un ingegnere, non è iscritto nemmeno nell’Albo degli Ingegneri.
Eh, che volete fare. Le cose prima o poi si vengono a sapere. Insomma il pesce marcio dopo un poco puzza.
Morale della favola: non si può sempre passarla liscia.
Prima o poi l’incantesimo del lago dei tirchi si spezzerà e l’Orco Rinaldino e mammina si troveranno soli con un pugno di mosche.